Cambiamenti climatici: nel 2100 il 40% degli ecosistemi sarà cambiato

Pubblicato il: 19/12/2011
Cambiamenti climatici: nel 2100 il 40% degli ecosistemi sarà cambiato

Negli ultimi decenni (a partire dalla rivoluzione industriale) i delicati  equilibri ambientali  hanno subito profonde modificazioni dovute soprattutto all’aumento “incontrollato” delle attività antropiche, sia su grande che  su piccola scala.
Proprio in questi giorni, uno studio del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, pubblicato sulla rivista Climate Change, sostiene che entro il 2100 il 40% degli ecosistemi presenti sulla Terra sarà cambiato.
Questo dato si basa su un modello che i ricercatori hanno elaborato in relazione all’adattamento climatico delle piante, proporzionandolo alle proiezioni sulle variazioni di piovosità e temperatura nei prossimi decenni dell’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change).
Il risultato consiste in un disegno di aree sensibili del pianeta da cui si evince facilmente che quasi tutte le aree del mondo dovranno far fronte al mutamento della vegetazione per almeno il 30% sulla sua estensione totale, il 40% per l’emisfero Nord.
Jon C. Bergengren, uno degli autori, afferma che “lo studio introduce un nuovo modo di guardare ai cambiamenti climatici” in quanto “anche se gli allarmi sui ghiacciai che si sciolgono o sul livello del mare che sale sono importanti, sono le conseguenze sugli ecosistemi quelle più importanti”.
L’ecosistema è una porzione di biosfera dove gli organismi, sia animali che vegetali, interagiscono reciprocamente e con l’ambiente circostante, creando un delicato equilibrio dinamico. Quando questo equilibrio viene alterato s’innescano una serie di risposte (feed-back) che si susseguono a catena, portando al cambiamento dell’intero ecosistema. Gli impulsi provenienti dall’esterno quindi, possono mettere in discussione la sua intera organizzazione, dalla trasformazione delle componenti biotiche alla modificazione delle reti trofiche. In sostanza tale ecosistema diventa più “debole” ed ha quindi meno attitudine a reagire agli stimoli esterni cui è costantemente soggetto, con il risultato che un nuovo ecosistema prenderà il posto di quello modificato, con conseguenze importanti che si rifletteranno su scala globale.
Fonte: Ansa.it


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