il mercato aperto e libera concorrenza
Canadian Solar sostiene l'energia solare
Pubblicato il: 09/02/2012
Canadian Solar, una delle principali aziende solari al mondo con impianti produttivi in Canada e in Cina, esprime la sua preoccupazione nei confronti di un gruppo ristretto di produttori europei che vorrebbe replicare le azioni protezionistiche già in atto negli Stati Uniti nei confronti della produzione di pannelli solari cinesi anche al mercato europeo.
Una simile decisione metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro qualificati in un settore che in Europa sta registrando una forte espansione. Secondo quanto emerso da una recente analisi stilata negli Stati Uniti da The Brattle Group, i dazi doganali applicati sulle celle e sui moduli PV provenienti dalle Cina produrrebbero come conseguenza la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro sul territorio statunitense. Effetti del tutto analoghi si ripercuoterebbero sull'operato delle aziende europee che sviluppano, installano e forniscono servizi di assistenza. Lo studio è stato commissionato dalla Coalition for Affordable Solar Energy (CASE), un’organizzazione in forte crescita che riunisce produttori solari americani convinti che un mercato aperto e la libera concorrenza siano elementi essenziali per rendere l'energia solare accessibile a tutti.
L'efficienza dei costi ha avuto un ruolo fondamentale nell’affermazione del mercato fotovoltaico quale punto di riferimento nella lotta al cambiamento climatico. Attualmente l'industria solare europea dà lavoro a oltre 280.000 persone e, nonostante il calo dei prezzi dei moduli solari, si registra ancora una crescita costante. La forza economica dell'Unione Europea si fonda sulle regioni che la compongono, e questo è particolarmente vero nel caso della decentralizzazione delle attività nel settore dell'energia solare. La maggior parte dei posti di lavoro qualificati in questo settore è legata alla realizzazione di impianti solari, come nel caso di sviluppatori, installatori e fornitori di servizi di assistenza. Più bassa invece la percentuale di coloro che lavorano nel segmento della produzione dei moduli. Nel caso della Germania, ad esempio, la German Bundesverband für Solarwirtschaft stima che su 130.000 occupati in campo solare, solo 18.000 siano quelli che operano nell'ambito della produzione di moduli.
“Il più grande potenziale per l'Europa risiede nelle regioni con installatori e imprese locali indirettamente collegati al solare. Questo sviluppo positivo sarebbe minacciato nel caso in cui l'industria dei moduli cinesi venisse estromessa dal mercato; ciò avrebbe un impatto diretto sulle opportunità di mercato per gli sviluppatori e gli installatori, con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. Si tratta di un segnale negativo per un'economia europea già in difficoltà per via della crisi dell'Euro: ne deriverebbe la negazione di tutte le conquiste raggiunte sino ad oggi a sostegno di soluzioni solari più scalabili, affidabili e sicure a disposizione di imprese, comunità locali, clienti privati e investitori istituzionali, annullando tutto quello che il pubblico ha chiesto al settore del solare”, commenta Gregory Spanoudakis, President of EMEA Operations di Canadian Solar.
“Per i nostri clienti residenziali, aziendali e pubblici, i dazi doganali sui moduli e sulle celle solari implicherebbero un sensibile aumento dei costi, andando quindi a frenare gli investimenti in queste soluzioni“, afferma Paul Wheeler, fondatore e Chairman di MAP Environmental, fornitore britannico di tecnologie solari PV. “E a cascata gli effetti negativi ricadrebbero su tutti i fornitori e gli installatori locali le cui attività dipendono da una tecnologia economicamente competitiva ed efficiente”.
Autore: Imprese Ambiente




