Centrale eolica nel paesaggio

Centrale eolica nel paesaggio

Per produrre energia elettrica dalla fonte eolica è necessario convertire l’energia cinetica del vento attraverso una macchina chiamata aerogeneratore.
L’energia cinetica del vento è quella presente nel flusso d’aria che si trova nel sottile strato dell’atmosfera proprio al di sopra della crosta terrestre; questo flusso è irregolare e dipende dalla rugosità del terreno, dalle condizioni atmosferiche, dalla periodicità naturale del fenomeno.
La sitologia (siting) è la disciplina che permette di caratterizzare le aree adatte allo sfruttamento dell’energia eolica. Un sito idoneo deve intendersi un’area di territorio che, per caratteristiche geomorfologiche, geologiche, ambientali, risulta un “serbatoio energetico” con condizioni ottimali per l’utilizzo della fonte rinnovabile.

L’individuazione di un buon sito presuppone un lungo monitoraggio dello stesso con campagne di acquisizione dati di almeno un anno, analisi del territorio dal punto di vista urbanistico ed ambientale, verifiche legate alla normativa e alle procedure progettuali.
I problemi ambientali legati all’inserimento di una centrale eolica sul territorio sono essenzialmente il rumore, gli effetti sulla flora e sulla fauna, le interferenze sulle telecomunicazioni e l’impatto visivo. Di questi quello che maggiormente crea problemi e discussioni contrastanti, specialmente  in Italia, è l’impatto visivo sul paesaggio.
Una definizione data da Eugenio Turri, docente di Geografia del Paesaggio al Politecnico di Milano dice: “Il paesaggio è il palcoscenico della vita dell’uomo, del vivere storico degli individui e dei gruppi sociali in un certo ambito territoriale.
Il paesaggio racconta la storia della sua formazione, la storia delle sedimentazioni che di episodio in episodio, di generazione in generazione, sono andate a sovrapporsi e ad innestarsi sull’eredità del passato. In questo modo è inteso come successione di momenti e modi diversi delle società umane di rapportarsi con il territorio che le ospita, di viverlo e trasformarlo secondo le proprie esigenze vitali.”
Questo ci fa pensare che sono le modifiche del territorio che hanno liberato gradualmente l’uomo dalle dipendenze nei confronti dell’ambiente naturale. E pertanto non è possibile pretendere che resti immobile nel suo stato naturale il paesaggio di un sito marginale che fa parte di un tessuto territoriale interessato da abbandono demografico, non coltivato, senza particolari destinazioni urbanistiche;
Il problema energetico è oggi uno dei problemi più importanti che assilla l’umanità, da cui dipendono la stabilità economica delle nazioni, le guerre, le disuguaglianze tra i popoli; e anche di questo dovrà raccontare il paesaggio; dovrà raccontare degli sforzi che l’uomo ha intrapreso per garantire la propria sopravvivenza.
In Italia le centrali eoliche si stanno sviluppando soprattutto al sud dove le caratteristiche geografiche ed anemologiche consentono un ottimo sfruttamento di questa risorsa. I siti che sono stati trovati, in Campania, in Puglia, in Basilicata, sono particolarmente interessanti: territori marginali, poveri, coltivati a frumento, in aree poco abitate che acquistano, con l’inserimento delle wind farms una nuova vitalità ed un alto valore simbolico.
Gli aerogeneratori di nuova generazione, alti e possenti, diventano oggi simboli del nostro tempo che segnano inevitabilmente il territorio. A questi mutamenti il nostro occhio e la nostra mente dovranno lentamente abituarsi, dovremo necessariamente imparare ad accettare sulle nostre colline gli impianti eolici, sui tetti delle nostre case i pannelli solari, dovremo convivere nella nuova dimensione dell’architettura bioclimatica, dovremo trasformare le campagne abbandonate ed i terreni marginali per la raccolta delle biomasse.


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