L’osmosi è in fisica il passaggio spontaneo tra un solvente con soluzione più diluita ed un altro con soluzione più concentrata; questo movimento dei fluidi avviene naturalmente attraverso una membrana semimpermeabile fino a che i due solventi non hanno la stessa concentrazione. La pressione che si genera con il passaggio dei due solventi può essere sfruttata per generare energia.
Poiché mescolando acqua dolce ed acqua salata si ottiene l’effetto osmotico, ne deriva che un tale reazione risulterà particolarmente apprezzabile là dove i fiumi sfociano dentro il mare. Sfruttando il fenomeno attraverso queste specifiche condizioni geografiche si poterebbe produrre grande quantità di energia e l’osmosi potrebbe diventare in tal modo una valida fonte di energia rinnovabile. La centrale elettrica ad osmosi posizionata quindi alla foce di un fiume utilizza l’acqua dolce fluviale e l’acqua marina salmastra, i due liquidi si mescolano supportati da una pompa e attraverso una membrana generano una pressione che può essere trasformata in energia elettrica da una turbina; Considerando che le centrali elettriche ad osmosi potrebbero essere facilmente installate alle foci dei corsi d’acqua senza particolari vincoli o limitazioni, si è valutato che l’osmosi, ipoteticamente applicata ai fiumi e ai mari di tutta la Terra, soddisferebbe il 15% del fabbisogno mondiale di energia. In Norvegia è stato realizzato un primo prototipo di centrale osmotica attualmente operativa; secondo la Statkraf, Società costruttrice, migliorando la tecnologia dell’impianto si potrà entrare a pieno regime già nel 2015, producendo circa 25MW di energia elettrica commercialmente competitiva rispetto alle altre fonti rinnovabili. Questo tipo di tecnologia, a basso impatto ambientale, sicura, accettata senza riserve dall’opinione pubblica, si presenta di facile applicazione in paesi che affacciano sul mare e quindi in Italia, che è ricca di fiumi e di coste geomorfologicamente accessibili potrebbe avere buone possibilità di sviluppo.