Mobilità sostenibile: mutamenti della domanda e delle politiche

Mobilità sostenibile

Mobilità sostenibile

La domanda di mobilità, in particolare nella Capitale ma anche in altre città italiane, ha subito significativi cambiamenti, strettamente connessi ai processi sociali, economico/edilizi e demografici che si sono avuti negli ultimi anni.

Le principali cause di tale fenomeno possono essere ricondotte ai seguenti fattori:
-  Incremento demografico delle città, soprattutto, nelle rispettive aree metropolitane;
-  Immigrazione insediatasi nell’area metropolitana ma gravitante sulla città per l’attività lavorativa;
-  Decentramento della popolazione, proporzionale all’incremento dei prezzi degli alloggi nelle zone centrali;
-  Crescita del terziario nelle zone esterne della città (ad esempio nella città di Roma si è verificato un aumento in corrispondenza del Grande Raccordo Anulare);
-  Vertiginosa espansione edilizia nella diffusione insediativa (Il caso di Roma è tipico al riguardo. Negli ultimi 10 anni si sono costruiti decine di milioni di metri cubi di nuove abitazioni ed uffici);
Alla luce di tali fenomeni le già insufficienti dotazioni della rete regionale, ed in particolare di quella della città capoluogo, l’attuale congiuntura economica e le poche risorse esistenti dedicate alle infrastrutture, rischiano di condurre i centri urbani a pericolose situazioni di congestione nelle aree generalmente più centrali della città ed in quelle dove vi è maggiore attrattiva. Ed inoltre, problema non meno trascurabile, è quello di generare fenomeni di non accessibilità e di isolamento di quelle aree più esterne della città dove risiedono migliaia di famiglie che, ogni giorno, sono costrette a dover utilizzare il proprio mezzo privato per raggiungere luoghi di interesse posti al centro della città.

L'accessibilità
Il tema dell’accessibilità è stato assunto nell’urbanistica e nella progettazione urbana come elemento chiave sul quale sviluppare e pensare in territorio nella prospettiva di una sua piena e completa fruibilità da parte di chi lo popola e lo vive quotidianamente. Accessibilità e fruibilità dei luoghi, dei servizi e degli spazi urbani sono aspetti salienti di una progettazione spazio-temporale efficace in favore di una centralità della forma urbana e della componente tempo in termini di costi e riduzioni.  
E’ ormai diffusa la convinzione fra le Amministrazioni che occorre, nel tempo, intervenire in modo da elevare le qualità del territorio costruito, rendendolo “accessibile” e fruibile dalla popolazione nel suo insieme. Da qui la necessità che l’Amministrazione Pubblica a tutti i livelli , assuma e applichi, attraverso le proprie competenza, il concetto di “accessibilità totale” come condizione necessaria al raggiungimento del requisito di “città vivibile”.
Il concetto di accessibilità ha assunto nel corso degli anni significati e sfumature differenti, in rapporto allo spazio e alla domanda – offerta dei servi di trasporto.
Possiamo distinguere qui tre accezioni diverse del concetto di accessibilità :
1)  Accessibilità geografico- spaziale
2)  Accessibilità sociale
3)  Accessibilità fisico- ergonomica
 
1)    L’accessibilità geografico – spaziale si riferisce alla concreta possibilità di accedere a dei precisi luoghi dello spazio e del territorio presenti nel contesto urbano di riferimento. Questo concetto si traduce nel potere di soddisfare liberamente e senza impedimenti quel bisogno di mobilità dovuto ad ogni cittadino per garantire a questi l’utilizzo di beni e servizi presenti nell’organismo “città”. Generalmente, ogni contesto urbano presenta una disomogeneità dei livelli di accessibilità geografico-spaziale, ma questa dovrebbe tendere a formare una coesione dei tessuti riconoscendone l’importanza e garantendo ai “poli d’eccellenza” maggiore connettività. 
2)    L’accessibilità sociale si pone invece come sinonimo, e soprattutto come obiettivo, di quella città che permette un’equità, una solidarietà ed una mixitè socio-culturale dove tutti i cittadini hanno le medesime possibilità di connettività e contatto interpersonale. Il sistema della mobilità pubblica ha quindi il compito di costituire per la popolazione quello strumento utile all’integrazione massima di tutti i soggetti che popolano il contesto urbano, evitando così forme di disparità ed emarginazione di tessuti e parti di città più svantaggiate. La pubblica amministrazione ha quindi il dovere di assicurare a queste categorie di cittadini più deboli un concreto aiuto per il loro effettivo inserimento nella vita urbana.
3)    L’accessibilità fisico-ergonomica, infine, si riferisce a quella libertà di movimento e alla permeabilità fisica del cittadino in tutto il sistema di luoghi e spazi  pubblici esistente in città. L’utente ha il diritto di poter partecipare a tutte le attività presenti nel contesto urbano all’interno del quale egli può muoversi senza alcun tipo di impedimento fisico-ergonomico. Questo concetto fa particolare riferimento a quella categoria di cittadini caratterizzati da “mobilità ridotta” nella quale rientrano i soggetti “diversamente abili” e tutti quei soggetti con impedimenti anche transitori e non permanenti come anziani, donne in gravidanza, persone con bagagli, adulti con bambini in carrozzina ect. Considerata la consistenza di tale fascia di popolazione, la Pubblica Amministrazione ha il compito di promuovere e sviluppare strategie e strumenti per favorire al massimo questo tipo di integrazione, organizzando e riducendo tutti gli impedimenti presenti lungo i percorsi.

I trasporti come strumento di ricucitura extra-urbano
L’obiettivo dell’accessibilità totale dei luoghi, dei servizi e di tutte quelle attività che sono il cuore pulsante della città, non si presenta né semplice né perseguibile in tempi brevi; occorre l’utilizzo di programmi graduali di intervento da effettuare sul territorio, individuando le priorità e le relative fonti di finanziamento.
Perché ciò avvenga, occorre procedere parallelamente su settori ben precisi:
-  i trasporti quale filo di cucitura del tessuto extraurbano;
-  il recupero e il riadattamento del territorio già costruito attraverso programmi di intervento;
-  la programmazione urbanistica ed edilizia ai fini di una migliore gestione del territorio;
Oggi il trasporto collettivo è diventato un’esigenza fondamentale per l’uomo, ed in particolare per tutte quelle popolazioni che risiedono in grandi aree metropolitane. Il ruolo intrapreso dai servizi per la mobilità pubblica è di rilevante importanza in tali territori in quanto permette il rapido spostamento di persone che quotidianamente si recano presso i luoghi di maggiore interesse.
La soddisfazione di tali popolazioni, resa possibile solo dall’incontro fra la domanda e l’offerta di trasporto, in molte città italiane non è garantita.
Spesso in conseguenza di un aumento della domanda di accessibilità esogena dovuta alla particolare attrattività delle aree, non si ha un’adeguata risposta del sistema infrastrutturale.

Il concetto di mobilità sostenibile
Per comprendere al meglio il concetto di “mobilità sostenibile” e per ragionare su di esso è utile partire dalla considerazione dei due fattori che compongono il termine.
Il concetto di “mobilità” fa riferimento a tutto ciò che è in movimento nel territorio, quindi merci o persone, tramite qualsiasi mezzo di trasporto esistente. La mobilità è quindi ciò che viene definito un “sistema complesso in quanto caratterizzato contemporaneamente da numerosi elementi qualitativamente diversi tra loro e da numerose connessioni non-lineari tra gli elementi stessi.”
Tali elementi, nei sistemi della mobilità, sono costituiti oltre che dagli utenti, dalle infrastrutture viarie, ferroviarie, aeroportuali, dai parcheggi e centri di interscambio modale di persone e merci, dai trasporti pubblici e privati, da piste ciclabili e zone pedonali. Questo sistema, inoltre, influenza in modo diretto il funzionamento delle aree urbane e territoriali e dei sistemi economico-produttivi, condiziona fortemente i meccanismi di vita degli abitanti ed ha una notevole incidenza sulla qualità ambientale del territorio e dei sistemi insediativi.  
La “sostenibilità” è un principio che invece si riferisce a quello sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza però compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri e che poggia su tre dimensioni : ambiente, economia e società.
Quando parliamo allora di “mobilità sostenibile” possiamo intendere che questa sia innanzitutto una forma di movimento, di merci e persone, compatibile con l’ambiente, efficiente dal punto di vista economico ed infine efficace e socialmente giusta.
L’attuale sistema della mobilità alle diverse scale dimostra come esso sia fondato principalmente da movimenti su strada effettuati tramite l’uso di automezzi privati o individuali rispetto a quelli pubblici o collettivi, con forti conseguenze negative sulle tre dimensioni sopracitate, ovvero quella economica, sociale ed ambientale.
Per tali ragioni il concetto di mobilità sostenibile viene utilizzato in modo sempre più frequente per indicare l’esigenza di avere sistemi di mobilità che, pur consentendo a ciascuno l’esercizio del proprio diritto alla mobilità, siano in grado di non pesare in modo eccessivo sul sistema socio-economico-ambientale in termini di esternalità negative

Gli interventi della mobilità sostenibile

 In questi ultimi anni nella nostra nazione, Regione ed enti locali, si stanno concentrando in modo sempre maggiore sulle problematiche ambientali, aprendo al principio di sostenibilità anche la gamma dei possibili interventi nel campo della mobilità, introducendo modelli ispirati al principio dell’uso efficiente del territorio e delle risorse naturali e finalizzati a garantire il rispetto e l’integrità dell’ambiente.
I modelli di mobilità sostenibile più diffusi si basano su un’ampia gamma di proposte ed azioni che agiscono a diversi livelli del problema portano al conseguimento di obiettivi non solo di natura economica ma anche, e soprattutto, sociale.
Tra le principali tipologie di intervento sono individuate qui di seguito quelle relative a :
- investimento sul trasporto pubblico e/o collettivo delle persone tramite mezzi poco inquinanti; il trasporto collettivo rappresenta infatti uno strumento fondamentale della mobilità, da non concepire come ripiego per le fasce più deboli e svantaggiate;
- incremento dei sistemi di mobilità intermodale, aumentando la disponibilità di parcheggi di interscambio nei quali sia possibile lasciare la macchina per proseguire il viaggio mediante linee di forza del trasporto pubblico locale e regionale;
- miglioramento dell’organizzazione logistica del trasporto e della distribuzione delle merci ed applicazione di innovativi strumenti info-tecnologici;
-  introduzione del mobility management e del piano del traffico, ovvero di una serie di attività finalizzate alla riduzione del traffico veicolare e al raggiungimento degli obiettivi definiti dal trattato di Kioto (sulla riduzione delle emissioni responsabili dell’effetto serra);
- introduzione di politiche di tariffazione e pricing che prevedono il transito e l’accesso a pagamento a strade od a particolari zone urbane attraverso la definizione di una delimitazione del centro urbano e l’individuazione di porte d’accesso opportunamente situate. In tale politica è però necessario programmare anche cosa succede all’esterno delle aree tassate, evitando problemi di congestione, inquinamento e parcheggio nei punti di interscambio modale;
- promozione di forme di mobilità alternativa (ciclabile e pedonale), sintetizzabile con il termine di “traffico lento” (TL) con quale si intende la locomozione a piedi, su ruota o rotelle, prodotta dalla forza muscolare umana. Tale forma costituisce un potenziale notevole, attualmente inutilizzato, per il miglioramento del sistema complessivo del traffico viaggiatori e contribuisce a preservare l’ambiente (aria, inquinamento acustico, energia) ed a promuovere un modello di vita più sano;
- introduzione di limitazioni ai movimenti ed alla velocità dei veicoli. Il traffico lento infatti, oltre che con piste e percorsi ciclabili, o con percorsi pedonali, può esprimersi secondo un’altra modalità che è quella della moderazione della velocità di percorrenza. Questa azione può essere attuata attraverso le cosiddette “isole ambientali” (note in Europa come “Zone 30”) istituite nel 1995, ovvero aree con ridotti movimenti veicolari, da cui è escluso il traffico di attraversamento e che sono “finalizzate al recupero della vivibilità degli spazi urbani”; oppure attraverso le zone a traffico limitato (ZTL).
- introduzione di servizi di car sharing che consistono nell’uso collettivo di un parco di autoveicoli per il noleggio temporaneo. Il servizio di mobilità consiste nel poter accedere su richiesta ad una flotta comune di veicoli posizionati in prossimità di importanti nodi della rete di trasporto pubblico, dove l’accesso al veicolo da parte dell’utente avviene in modo autonomo ed è consentito anche per periodi limitati di un’ora;
- incentivazione del car pooling ovvero dell’uso collettivo di mezzi privati, da parte di soggetti che devono compiere lo stesso tragitto; un servizio ancora poco praticato in Italia ma che ha avuto un’ampia e positiva sperimentazione negli USA;
- promozione di iniziative di educazione stradale e campagne di sensibilizzazione per indirizzare i cittadini ad un uso sempre più limitato del mezzo privato;
- messa in sicurezza e razionalizzazione della rete viaria esistente.
 
In conclusione è importante sottolineare che tutte le politiche esistenti espresse in questo elenco, dovranno avere intenzioni e carattere generale, che rimandi ad una visione di governo integrato del territorio, e non solo un aspetto settoriale e specialistico.
 



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