No alla centrale idroelettrica di Belo Monte

Brasile: no alla centrale idroelettrica di Belo Monte, è un attentato all'ambiente

No alla centrale idroelettrica di Belo Monte

Pubblicato il: 07/08/2010

Le bellissime foreste dell’Amazzonia oggi sono minacciate dalla creazione di centrali idroelettriche, con il grande rischio di cancellare tutti gli sforzi effettuati per tutelare il patrimonio naturale disponibile.
Dopo la zona di Aripuanà, oggi viene colpita la Tierra del Medio, nell’Amazzonia orientale, dove il governo ha dato il via libera per la realizzazione della nuova centrale idroelettrica di Belo Monte Lungo.
Si tratta di una centrale di immense dimensioni, capace di produrre  11.233 megawatt, ma in pratica ciò non sarà sempre possibile a causa delle caratteristiche del bacino che andrà a sfruttare, che permette di produrre solo la metà dell’energia potenziale.

Il fiume interessato è lo Xingù, caratterizzato da un forte dislivello di 85 m, che forma una curva , chiamata Volta Grande, un elemento importantissimo per la biodiversità, in quanto permette la migrazione della fauna acquatica. A causa delle forti differenze di flusso idrico presenti nella stagione secca e in quella piovosa, sarà necessario creare delle dighe che andranno ad alterare l’equilibrio ecologico del bacino e la sua funzione ambientale. La conseguenza sarà una diminuzione di diverse specie e in alcuni casi la loro estinzione, e con queste anche la scomparsa di molte attività economiche che ruotano intorno alla pesca e all’utilizzo della foresta, come la produzione di erbe, di castagne e l’estrazione del latte di cauchù. Per queste ragioni, infatti, l’area di Monte Lungo era stata definita nel 2004 riserva estrattiva, in modo da tutelare le specie animali e vegetali presenti e le attività sostenibili praticate; oggi con la costruzione di una centrale il rischio ambientale è molto forte. Lo studio di impatto ambientale mostra che ci saranno almeno 50.000 sfollati a seguito di inondazioni, oltre che il forte impatto sulle specie animali e vegetali e sulle popolazioni indigene delle aree protette limitrofe.
Infatti la zona, oltre a distinguersi per sua biodiversità ecologica, ospita circa trenta terre abitate da più di tredicimila indigeni, che da anni praticano attività legate allo sfruttamento del cauchù, e dodici aree protette, delle quali quattro sono riserve estrattive, mentre le altre sono totalmente protette. Tali zone sono da sempre soggette alla deforestazione selvaggia per lo sfruttamento del legno, per questa ragione il governo ha istituito le aree protette. Ma lo stesso governo, in accordo con le grandi aziende, ha deciso di creare una centrale che distruggerà i villaggi e l’equilibrio ambientale della zona, a causa delle frequenti inondazioni dovute all’alterazione del flusso idrico del fiume Xingù.
A questo crimine si aggiunge l’asfaltatura della strada Trasamazzonica (per approfondimenti www.regionieambiente.it), si tratta di un’infrastruttura stradale lunga 4500 chilometri, che collega il Brasile al Perù e alla Bolivia.
Sono state intraprese molte azioni legali contro questo inevitabile disastro ecologico, delle  quali  una si è resa efficace ed ha portato all’emissione di una ordinanza da parte del   giudice del Parà: un gruppo formato  da sei pubblici ministeri del paese ha mostrato le conseguenze ambientali che ci sarebbero state con la costruzione della centrale, ciò ha fatto si che i giudice del Parà emettesse un’ordinanza, che vieta qualsiasi tentativo di costruire e deturpare il patrimonio naturale. La mancanza di rispetto dell’ordinanza, prevede un sanzione di oltre 400 mila euro, che sarà devoluta alle popolazioni che verranno colpite maggiormente dalla costruzione di tale opera (leggi articolo sull’ordinanza www.it.peacereporter.net).
Oggi si spera che vengano rispettate le norme e che l’ ordinanza riesca fermare le grandi aziende, che grazie al loro potere e anche all’appoggio del governo potrebbero portare avanti i loro progetti, costruendo un colosso;  si parla infatti della terza centrale idroelettrica per dimensioni e produzione a livello mondiale, i cui effetti saranno devastanti per tutto il bacino fluviale del fiume Xingù.
Per ulteriori notizie: www.net1news.org, www.gexplorer.net


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