Piano Regionale Amianto

Piano Regionale Amianto : in Puglia parte il piano contro l’amianto

Piano Regionale Amianto

Pubblicato il: 15/05/2011

In Puglia il processo di  rimozione dell’amianto  ha una storia  molto lunga, infatti dalla legge 257 del 1992 fino ad oggi,  dopo quasi 20 anni non si è messo in pratica ciò che richiedeva la normativa.

E’ una denuncia che arriva dal rapporto di Legambiente sugli interventi che le regioni hanno effettuato per eliminare la presenza dell’amianto, presentato in occasione della giornata mondiale delle vittime dell’amianto del 28 aprile. E’ emerso che sono solo 13 le Regioni  che hanno approvato il Piano Regionale Amianto, lo strumento previsto nell’art.10 della legge del 1992, che prevede il censimento, a bonifica e lo smaltimento dei siti contenenti amianto.                                                                                            
Secondo il rapporto nel nostro territorio sono presenti ancora 32 milioni di tonnellate di amianto e in Puglia se ne registrano 1,14 milioni di metri quadri.
La situazione è  molto critica considerando che la regione pugliese non ha ancora adottato il Piano Regionale Amianto e manca di impianti e discariche adatte  per lo smaltimento. Ma in questi giorni, dopo tanto tempo, qualcosa si è mosso, con un primo incontro con enti e associazioni, voluto dall’assessore regionale alla Qualità dell’Ambiente, Lorenzo Nicastro, per avviare un percorso di rimozione sicuro dell’amianto  e il relativo  Piano Regionale Amianto.
Il piano sarà realizzato entro 18 mesi, con la collaborazione di diversi soggetti interessati, quali enti locali, organismi sanitari, agenzie per l’ambiente regionali, associazioni ambientaliste e non, centri di ricerca, università; al fine di collaborare nella ricerca e attuazione di politiche ed interventi necessari a sviluppare gli obiettivi del piano.
Nello specifico il Piano Regionale mira a raggiungere i seguenti obiettivi:
-  studio del livello di rischio legato alla presenza di manufatti contenenti amianto sul territorio regionale;
- monitoraggio epidemiologico e sanitario, con rilevazione dei casi di malattie dovuti alla fibre di amianto;
- coinvolgimento  e sensibilizzazione della popolazione ;
- ricerca di risorse finanziare, attori e altri soggetti,  per rendere attuabile il piano;
- sviluppo di un programma per lo smaltimento sicuro ed aderente a tutte le normativa vigenti.
Per poter sviluppare il piano si è deciso di inserirlo all’interno della Valutazione Ambientale Strategica, che prevede il monitoraggio  dei siti contaminati dall’amianto, individuazione dei rischi e rimozione di questo materiale altamente pericoloso per l’uomo.
E’ fondamentale effettuare campagne di sensibilizzazione contro lo smaltimento non sicuro, quindi non effettuato da soggetti competenti ed affidabili, ma il problema risiede nei costi troppo elevati per la bonifica che molti non intendono sostenere. Per tale  motivo,  il piano prevede la realizzazione di un albo regionale di aziende e ditte autorizzate e competenti per svolgere attività di bonifica dell’amianto a costi convenzionati. Per le imprese che sostituiscono i tetti in amianto con pannelli fotovoltaici,  è previsto un incentivo nel Conto Energia di 5 centesimi per ogni chilowatt/ora di energia prodotta, ciò potrebbe spingere le aziende a contribuire allo smaltimento dell’asbesto senza richiedere somme eccessive.
La partecipazione di tutti, dalle aziende a i semplici cittadini è importante per attuare il Piano Regionale Amianto, ma soprattutto gli enti territoriali devono mettere in atto politiche di promozione e incentivazione. Infatti, la scorsa giunta regionale si è attivata in tal senso, attivando il sistema di mappatura regionale dei manufatti in amianto chiamato Mivis ( Multispectral Infrared and Visible Imaging Spectrometer): si tratta di è un sensore iperspettrale in grado di registrare la radiazione elettromagnetica proveniente dalla superficie della terra. Dallo strumento sono venuti fuori oltre 5 mila siti contaminati,  che hanno determinato  nella popolazione  residente, molti casi di malattie dovute all’ asbesto. Infatti, sono stati effettuati studi epidemiologici in luoghi come l’arsenale di Taranto, il Petrolchimico di Brindisi o l’ex Fibronit di Bari, dove si è registrata un maggiore presenza di amianto, per verificare il legame tra esposizione per lavoro alle fibre  e presenza di malattie.  I dati confermano la presenza di patologie come mesotelioma pleurico e  tumore  determinati dall’asbesto, ma non solo tra i soggetti che lavorano nella aree industriali ma anche in altri soggetti, la cui causa è attribuibile  alla presenza di  fonti di  d’inquinamento tra le case e in campagna, dove si trovano molti capannoni abbandonati. In totale sono stati rivelati più di mille casi di persone affette da tumori e patologie tipiche dell’amianto.
La regione Puglia ha anche collaborato con notevoli risorse alla messa in sicurezza  della Fibronit di Bari e al recupero  della zona industriale di Manfredonia, quest’ultima terminata nel 2007.
Ma gli interventi da compiere sono tanti e vanno programmati in tutto il territorio, specialmente nella aree di campagna dove si trovano fonti di amianto abbandonati  molto pericolose ma difficili da individuare.
Con il piano regionale si spera di ottenere dei buoni risultati  e la collaborazione di tutti per eliminare una grande fonte di inquinamento che purtroppo ancora oggi è molto diffusa.
Fonte: lagazzettadelmezzogiorno.it


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