24/05/2010

Plastica e bioplastica

Inquinamento da plastica

Plastica e bioplastica

I materiali polimerici, ovvero la plastica, sono prodotti artificiali con struttura macromolecolare, derivati del petrolio e più precisamente dalla sottolavorazione del greggio; strutturalmente sono costituiti da polimeri, molecole unite "a catena" mediante la ripetizione dello stesso tipo di legame, e presentano una notevole resistenza sia meccanica che al calore. Le materie plastiche hanno, per certi aspetti, ottime caratteristiche: sono facili da lavorare, sono resistenti all’invecchiamento e alla corrosione, sono praticamente immuni da muffe, funghi e batteri, sono economiche, ma non sono purtroppo biodegradabili, sono infrangibili e se vengono bruciate producono diossina, componente altamente  tossico e pericoloso per l’uomo.


Attraverso una serie di lavorazioni, stampaggio per compressione, per iniezione, per estrusione, per soffiaggio si ottengono oggetti  che sono entrati nell’uso comune della gente in ambito domestico ed insostituibili come componenti nell’industria leggera e pesante. E’ enorme la produzione di bottiglie, piatti, bicchieri, contenitori, imballaggi di plastica che forma ormai la maggior parte dei rifiuti solidi urbani e che impone una sempre più attenta differenzazione della raccolta per poter effettuare una operazione di riciclaggio. Attualmente la porzione di plastica che viene riciclata è di gran lunga inferiore a quella che viene prodotta, questo perché il procedimento di trasformazione del materiale è ancora molto complesso e costoso e quindi il problema dei materiali polimerici ha assunto l’aspetto di emergenza ambientale. E’ indicativo il fenomeno del “Pacific Trash Vortex”, una vera e propria isola di rifiuti (80% plastica) che si è formata tra il Giappone e le Hawaii, 2500 chilometri di diametro e 30 metri di profondità.
 Una informazione più attenta ed una maggiore sensibilizzazione del cittadino potrebbe agevolare il contenimento di questo problema: si è provato in alcuni casi a vietare l’uso delle bottiglie di plastica ed in ogni caso a sostenere quelle di vetro che sono più igieniche e facilmente riciclabili, molti paesi europei si sono già attivati per limitare l’uso dei sacchetti di plastica nei supermercati e introdurre l’obbligo dei sacchetti di carta o paper bags a fondo piatto per uso alimentare, evitare gli imballi in plastica e i contenitori dei prodotti che costano 1/3 del prodotto stesso o per lo meno cercare di riutilizzarli senza eliminarli immediatamente avendo essi una vita lunghissima.
Nello stesso tempo la ricerca ha portato alla realizzazione di plastiche composte di materie prime vegetali (amido di mais, alghe, barbabietole) che hanno un aspetto simile a quello delle plastiche normali ma caratteristiche decisamente diverse che le renderebbero una alternativa fondamentale per il prossimo futuro. La bioplastica è leggera, resistente e lavorabile ma è biodegradabile e non lascia residui inquinanti e poterebbe sostituire nell’immediato buste, oggetti, imballaggi di uso comune e alleggerire il peso dell’inquinamento ambientale da plastica attualmente in crescita.
Gli elementi che frenano lo sviluppo su grande scala di questo nuovo prodotto sono i costi ancora troppo elevati per la sua produzione (la plastica tradizionale è ancora troppo più conveniente), e il fatto che una adeguata coltivazione delle materie prime per la realizzazione del prodotto, sottrarrebbe terreni destinati alle esigenze alimentari e porterebbe di conseguenza  ad alzare ulteriormente i prezzi degli alimenti. La ricerca di settore va in ogni caso decisamente sollecitata ed incrementata se una analisi dell’European Climate Change Program stabilisce che una tonnellata di Bioplastica prodotta introdurrebbe nell’ambiente 4 milioni di tonnellate di CO2 in meno.



Categorie correlate