Disastri ecologici

Disastri ecologici


La crisi petrolifera degli anni ’70 consigliò una visione meno rassicurante per il futuro: la presa di coscienza sulle scarsità delle risorse mise in evidenza le carenze del sistema produttivo occidentale ed attivò la ricerca su nuove fonti di energia alternative al petrolio. Eppure, nonostante lo sviluppo di nuove tecnologie energetiche, la necessità di sfruttamento delle risorse petrolifere appare ancora oggi in continuo aumento essendo questa legata alla crescita costante della domanda e del consumo. La domanda di petrolio e di gas naturale aumenterà, secondo le proiezioni statistiche, del 50% entro il 2025, soprattutto nei mercati emergenti (Cina ed India) e ancora nei grossi paesi industrializzati. Quello che ci chiediamo è come e per quanto tempo riusciremo ancora ad attingere a queste risorse  che stanno velocemente raggiungendo la fase di esaurimento.

I grossi giacimenti petroliferi marini si trovano ormai molto lontano dalla costa e quindi a grandi profondità, ed è per questo che la ricerca del greggio non avviene più in acque basse ma in mare aperto. Dai primi pozzi off-shore che pescavano a poche centinaia di metri sott’acqua la tecnologia per lo sfruttamento degli idrocarburi si è evoluta in maniera tale che le attuali piattaforme di perforazione e di produzione sono attrezzate per raggiungere profondità di oltre 1000 metri. La piattaforma petrolifera Transocean Deepwater Horizon della BP, che era attiva nel Golfo del Messico a 80 chilometri dalla Luisiana, trivellava a circa 1300 metri sotto il livello del mare e a causa di un  incidente non ancora ben identificato è esplosa il 20 Aprile 2010 e affondata il 22, costando la vita a undici dipendenti della Società e innescando la fuoriuscita in mare di una quantità di petrolio equivalente a cinquemila barili al giorno che ancora non si riesce a fermare.
Gli incidenti legati allo sfruttamento del petrolio sono stati e sono ancora molto frequenti anche se sono migliorati i livelli di sicurezza e le tecnologie adoperate. Pesano non solo i grandi disastri come quello del 1979 in Messico (piattaforma Ixtoc) o del 1998 in Alaska ma anche gli incidenti con le petroliere che affondando a causa di collisioni o tempeste riversando il loro carico di tonnellate di greggio e incidendo sull’equilibrio di ecosistemi locali, unici ed esclusivi ( la “Haven” affondata nel ’91 a largo di Genova, la “Jessica” al largo delle isole Galapagos, la “Prestige” vicino alle coste della Galizia). Non va dimenticato inoltre che è stata riscontrata la consuetudine di lavare le cisterne al largo e che le piattaforme sono costrette ad utilizzare sostanze di elevata tossicità per le esigenze legate alla trivellazione.
Nel caso di quest’ultimo incidente, quello della Deepwater Horizon, la fuoriuscita di petrolio avviene dalle tubazioni che univano la piattaforma al pozzo trivellato. Dopo l’esplosione e l’affondamento della struttura, da questi condotti è iniziata la fuoriuscita di una enorme quantità di greggio nell’oceano senza che entrassero in funzione i blocchi automatici per arrestare il flusso in caso di avaria. La valvola di sicurezza preposta a questa funzione si chiama BOP ovvero Blow Out Preventer, un componente alto 10 metri circa, che è studiato per resistere ad una pressione di 1000 atmosfere e che doveva avere la funzione di arrestare l’eruzione del pozzo. Si sta lavorando con ogni mezzo, robot, campane di cemento, pozzi laterali per cercare di arginare il problema ma ad oggi ancora non si è riusciti a tappare la falla e l’incidente sta assumendo l’aspetto di una catastrofe epocale. La marea nera si allarga a dismisura ed è ormai vicina alle coste della Luisiana, la fauna marina è in serio pericolo e i danni saranno in molti casi devastanti considerando che  passeranno molti mesi prima che il problema possa essere risolto e non si sanno prevedere gli effetti di una fuoriuscita di petrolio ad una profondità di 1500 metri.
Tutte queste considerazioni sollevano molte perplessità nel mondo scientifico; paure sulle capacità che l’uomo, arrogante e irrispettoso dell’ambiente in cui vive, ha di risolvere i problemi che lui stesso si crea, dubbi sulle possibilità di sapersi difendere quando la natura si ribella.