Certificati verdi e bianchi


Certificati verdi e bianchi Certificati verdi o bianchi? L’interrogativo posto da molte aziende produttrici di energia viene affrontato nei paragrafi a seguire, che prescindono ad ogni modo da un’approfondita analisi delle capacità produttive aziendali, dalla natura societaria scelta e dalla conoscenza delle caratteristiche di questi due elementi.

Cosa sono? Da dove derivano?

certificati verdi traggono origine dal D.lgs. n°79 del 16 marzo 1999, che regolamenta il mercato dell’energia elettrica ed in particolare l’art. 36/E sancisce l’importanza di ” incentivare, attraverso  un'adeguata politica di sostegno e di stimolo, l'uso delle energie rinnovabili e il risparmio energetico,  anche con l'obiettivo di una riduzione delle emissioni di CO2”.

I certificati verdi allora sono dei titoli al portatore rilasciati ai titolari di società produttrici di energia elettrica allo scopo di incentivare la produzione di energia derivante da fonti rinnovabili. Tali certificati, contrariamente a quanto stabilito prima della legge finanziaria del 2007, non possono essere rilasciati per quelle società i cui impianti vengono alimentati da idrogeno oppure da rifiuti e combustibili da rifiuti.

Le “aziende” produttrici di energia possono rispondere all’obbligo di legge disposto dal Governo in due modi:
1) producendo o aumentando la produzione di energia da fonti rinnovabili
2) acquistando, se non in grado di produrla immediatamente, i certificati verdi. L’acquisto può avvenire in via puntuale, cioè sulla base della produzione di energia da fonti rinnovabili realizzata l’anno precedente, oppure prospettica, in base alla produzione ipotizzata per l’anno corrente o per l’anno successivo.
I certificati in questione sono rilasciati da GSE S.p.A., Gestore dei Servizi Elettrici e vengono negoziati al prezzo derivante dall’incontro tra domanda ed offerta in un mercato di Borsa organizzato e controllato da GME S.p.A.: Gestore del Mercato Elettrico.

All’interno del decreto legislativo 79 del 1999, l’art. 11 disciplina le società energetiche che non sviluppano energia elettrica tramite fonti rinnovabili, prevedendo per queste l’obbligo di realizzare una quota minima di energia “pulita”, pari al 2% della produzione da tutti gli impianti entrati in esercizio dopo il 1° aprile 1999. La legge Finanziaria del 2008 ha incrementato tale valore di 0,75 punti percentuali all’anno con riferimento al quinquennio 2007-2012. La legge finanziaria del 2008 ha inoltre diminuito i certificati di cui una società debba disporre per dimostrare di essere in grado di realizzare una determinata quantità di energia da fonti rinnovabili fissandola a 1 Mwh mentre originariamente la quantità era stabilita sui 100 Mwh.

Dal 2009 i certificati verdi vengono disposti in relazione all’energia netta prodotta dagli impianti (anche se su questi esiste un vero e proprio trattato che disciplina lo stato in cui l’impianto si trova distinguendolo tra: nuova costruzione, riattivazione, rifacimento totale, rifacimento parziale o potenziato) calcolata  a partire dall’energia lorda rilevata dai morsetti dei gruppi di generazione, ridotta dell’energia elettrica assorbita da servizi ausiliari e da altre eventuali perdite.

Gli impianti che generano energia da fonti rinnovabili, devono innanzitutto ottenere il nulla osta da parte della società GSE S.p.A., che deve qualificare l’impianto e verificare che siano rispettati tutti i requisiti previsti dalla normativa sugli incentivi. L’onere di commissionare la qualifica degli impianti spetta alla società produttrice di energia che deve farne domanda a GSE S.p.A. entro e non oltre 3 anni per gli impianti già in attività. GSE S.p.A. si avvale di un lasso di tempo pari a 90 giorni per esaminare le domande ricevute ed al termine di questo si pronuncia emettendo i certificati verdi, lì dove presenti i requisiti. Questi certificati vengono emessi, come detto sopra, a consultivo o a preventivo in base alla quantità di energia da fonti rinnovabili prodotta o da produrre.

Qualifica degli impianti elaborata da GSE S.p.A.

Una ulteriore novità introdotta nel 2008 attribuisce a GSE S.p.A. la facoltà (sempre dietro richiesta scritta da parte di una società produttrice di energia) di ritirare i certificati verdi in scadenza nell’anno, che risultino in eccesso rispetto a quelli indispensabili per attenersi all’obbligo previsto dalla normativa.

I ricercatori del centro REF-e hanno presentato uno studio, esposto dal WWF , in cui è plausibile prospettare per l’Italia la possibilità di arrivare al 100% di produzione propria di energia da fonti rinnovabili entro il 2050.

Passiamo ora ai certificati bianchi, detti “Titoli di Efficienza Energetica - TEE” i quali sono stati avviati dai decreti ministeriali del 20 luglio 2004 (uno sull’energia ed uno sul gas) con l’obiettivo di far realizzare del risparmio energetico ai distributori di energia elettrica/gas naturale aventi un numero di clienti finali superiore alle 50.000 unità.

I distributori di energia, sopra menzionati, acquistano tali certificati a fronte di migliorie rivolte all’efficienza economica o alla limitazione di perdite energetiche volte in entrambi i casi a tutelare il consumatore finale. I certificati bianchi, come quelli verdi, possono essere negoziati nel mercato controllato da GME S.p.A. dietro iscrizione al registro dei TEE da parte del richiedente oppure possono essere trasferiti dietro contratti bilaterali.

L'Autorità per l’energia elettrica e il gas, AEEG, autorizza l'emissione di un certificato bianco per ogni tonnellata di petrolio “tep” risparmiata in ogni anno di attuazione dell'intervento o di vita utile di questo.

L’AEEG si avvale della collaborazione dell’Enea per redigere l’istruttoria volta a verificare e quantificare il risparmio energetico che si potrebbe realizzare a fronte di un intervento specifico proposto dai distributori di energia o dalle società operanti nel comparto dei servizi energetici “Energy Service Company” (ESCO). Se l’istruttoria ottiene un esito positivo, AEEG chiede a GME S.p.A. di stanziare un certo numero di certificati bianchi nei confronti del proponente.

Distributori di energia elettrica obbligati e relativi obiettivi per il 2011 (elaborazione Enea su dati AEEG)

Distributori di gas naturale obbligati e relativi obiettivi per il 2011 (elaborazione Enea su dati AEEG)

Gli interventi volti ad ottenere risparmio energetico, possono essere classificati in quattro categorie sulla base dell’elemento a cui fanno riferimento: risparmio di energia elettrica, risparmio di gas naturale, risparmio di carburante nei trasporti e risparmio di altri combustibili. Per ognuna di queste categorie sono previste sanzioni nel caso in cui il soggetto proponente non abbia conseguito gli obiettivi di risparmio prefissati.

I certificati bianchi, come quelli verdi seguono delle precise tecniche necessarie per la determinazione del valore di questi. Per i certificati bianchi le metodologie sono 3: metodo standard; metodo analitico e metodo consultivo.

Il metodo standard è il più semplice dei tre e si contraddistingue dagli altri perché i risparmi vengono associati alle unità fisiche oggetto d’intervento (numero di condizionatori, quantità di motori elettrici, ecc..).

Il Metodo analitico si basa su uno specifico algoritmo che viene incrementato da parametri che registrano l’assorbimento energetico da parte dell’apparecchio interessato dall’intervento. Questo metodo si presenta più complesso perché necessita dell’ impegno costante da parte del distributore a trasmettere ad AEEG i dati rilevati anno dopo anno.

Metodo consuntivo, applicabile per progetti che prevedano più interventi, può essere adottato in tutte quelle situazioni in cui gli altri due metodi non siano utilizzabili.
Quest’ultimo metodo, definito più “aperto” degli altri, prevede un lavoro massiccio nell’istruttoria che l’agenzia Enea deve redigere.